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MARZO 1998
(n°1)

UN PROGETTO AMBIZIOSO PER IL GRANDE FIUME


Si sposa perfettamente con gli obiettivi del Progetto LIFE-GILIA l'iniziativa che ben quattordici Comuni hanno promosso per costituirsi in un Comitato Permanente per il risanamento e la sistemazione idrogeologica del bacino idrografico del Fluminimannu. Letteralmente il Grande fiume, nelle dimensioni di una piccola isola come la Sardegna, che a partire dagli altipiani calcareo-dolomitici del Sarcidano, tra Isili e Villanovatulo, attraversa la Marmilla, la Trexenta e il Campidano meridionale, per sfociare poi, dopo la confluenza del Rio Leni, suo principale affluente di destra, nella laguna di Santa Gilla e attraverso di essa nel golfo di Cagliari. Il suo bacino idrografico ha una superficie di circa 1711 Kmq, pari a circa il 7% dell'intera superficie dell'Isola, ed accoglie al suo interno oltre cinquanta centri abitati, alcuni dei quali della provincia di Nuoro.

In tempi recenti, nel bacino, sono state realizzate due grandi dighe per scopi idropotabili ed irrigui, le quali svolgono anche un ruolo importante per il contenimento delle piene. Questi invasi, tuttavia, hanno indotto sensibili modificazioni all'equilibrio dell'ecosistema fluviale, che talora, durante le crisi idriche, si è visto mancare il deflusso minimo vitale. Lo stesso ecosistema è stato costretto anche a subire gli effetti di numerosi scarichi fognari non trattati o non adeguatamente depurati.

Cosicché, specialmente nella sua parte terminale, un'indagine condotta dalla Provincia di Cagliari, alcuni anni addietro, e basata su degli indicatori biologici, ha messo in luce notevoli condizioni di degrado in conseguenza sia degli scarichi civili sia delle non proprio numerose attività produttive operanti nel bacino (industriali ed agricole) evidentemente prive di impianti di depurazioni veramente efficienti.

Così tra modificazioni al regime del corso d'acqua dovuto alle dighe e agli scarichi inquinanti si è modificato non solo l'equilibrio naturale del grande fiume ma anche il rapporto armonioso che le comunità umane avevano stabilito con esso durante i secoli. Da sempre, queste, avevano cercato di rispettarne, per quanto possibile, le sue periodiche violente pulsazioni di piena ed utilizzato le acque fluenti quale generosa fonte di vita, che nelle pianure interne rinvigoriva le messi e presso la foce vivificava la laguna di Santa Gilla e garantiva una fiorente attività di pesca.

Ora, il Comitato permanente per il Fluminimannu, con la sua iniziativa volta al risanamento del bacino idrografico ed alla sua sistemazione idrogeologica mediante interventi idraulici, idraulico-forestali ed idraulico-agrari si propone come riferimento essenziale per le attività regionali cui spetta di predisporre, ai sensi della legge 18 giugno 1989, n. 183 e successive modificazioni e integrazioni, i piani di bacino per la difesa del suolo e la tutela e l'uso corretto delle risorse idriche come disposto dalla legge 5 Gennaio 1994, n. 36 recante disposizioni in materia di risorse idriche e di uso corretto delle acque. Il Comitato permanente insediatosi altro non è, in tal senso, che l'embrione dell'Autorità di bacino cui spetta di risolvere i problemi del dissesto idrogeologico e di gestire il territorio del bacino e le risorse idriche ai fini dello sviluppo con criteri di solidarietà, salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni future a fruire di un patrimonio ambientale per quanto possibile integro.

Ed è bene che gli amministratori che lo hanno voluto continuino la loro opera meritoria aggregando ulteriori consensi per il recupero dell'ecosistema fluviale e la valorizzazione dell'immenso patrimonio ambientale e culturale esistente nel bacino.

Il Consorzio dei Comuni di Cagliari, Assemini, Capoterra ed Elmas non potrà che cogliere con favore quanto il Comitato permanente per la manutenzione e la messa in sicurezza del Fluminimannu sta facendo, che è in perfetta assonanza con gli interventi di recupero ambientale dello Stagno di Cagliari contenuti nel Progetto LIFE-GILIA, il quale ha già colto il favore della Comunità Europea. E d'altra parte il buon esito del Progetto GILIA è certamente destinato a costruire un buon viatico presso la C.E.E. per il futuro risanamento del Fluminimannu.



IL FENICOTTERO ROSA DI SANTA GILLA


L'osservazione scientifica rivela come la Sardegna, sito scelto dai fenicotteri per svernare e riprodursi, sia un fulcro importantissimo nella distribuzione della specie nel Mediterraneo.

Il fenicottero rosa (Phoenicopterus ruber roseus) è caratterizzato nell'adulto dal piumaggio bianco corsato con copritrici alari rosso fiammanti. Il becco è rosa con l'apice nero, le zampe lunghe e rosa e l'iride gialla. Attraverso fasi di colorito intermedio essi passano dal piumaggio grigio brunastro dei primi anni di vita al piumaggio adulto al terzo-quarto anno di età. L'età media del fenicottero è di circa 30 anni anche se vi sono dati di individui in alcuni zoo che hanno oltre i 50 anni. Il fenicottero si nutre prevalentemente di piccolissimi invertebrati, quali Crostacei, Ditteri, Anellidi, bivalvi, ma anche di semi, alghe e frammenti di piante acquatiche; si alimenta con la testa rovesciata, sia sfiorando la superficie dell'acqua se questa è bassa, che bilanciandosi a testa in giù se l'acqua è alta, aiutato dalla particolare conformazione del becco, incurvato verso il basso nella parte mediana e mobile nella parte superiore, che permette la filtrazione dell'acqua e del fango.

I fenicotteri sono animali altamente gregari soprattutto durante la nidificazione: lo stimolo alla riproduzione scatta solo se sono numerosi. Nelle regioni del Mediterraneo il calendario riproduttivo è condizionato da numerosi fattori ambientali e varia di zona in zona. La formazione delle coppie è preceduta dalla parata nuziale, rappresentata da diversi comportamenti ritualizzati o "figure" ripetuti ritmicamente dai componenti dell'intero gruppo, alla quale prendono parte numerosi individui contemporaneamente. Intense parate servono per formare gruppi di uccelli in uno stato fisiologico simile, che possano successivamente sincronizzare la deposizione delle uova. Così gruppi in parata si formano indipendentemente dalle condizioni dell'ambiente: se gli uccelli trovano le condizioni favorevoli, presto saranno in grado di iniziare la nidificazione. Entrambi i membri della coppia provvedono alla costruzione del nido, un cumulo di fango di forma tronco conica alto circa 30/40 cm, raccogliendo il fango con il becco ed alternandosi in questa attività. La covata è costituita da un unico uovo che misura circa 90 x 55 mm; viene covato alternativamente dal maschio e dalla femmina che ogni tanto rimuovono l'uovo, rigirandolo delicatamente con il becco o spostandolo leggermente con i piedi per mantenerlo a temperatura costante. Dopo circa 28 giorni nasce il pulcino, ricoperto di un piumino bianco corto e fitto, con zampe e becco corti e rosa. Dopo una decina di giorni dalla nascita i piccoli fenicotteri si riuniscono in folti gruppi vigilati da alcuni adulti. Sino all'età di circa due mesi i piccoli vengono nutriti con una sorta di latte (simile al "latte di piccione") secreto da particolari ghiandole presenti nell'apparato digerente dei genitori e ricco di grassi proteine e carboidrati. A circa 70/80 giorni dalla schiusa essi imparano a volare, ma la maturità sessuale la raggiungeranno a 2-3 anni.

Migratore, parzialmente migratore, dispersivo e talvolta erratico, il fenicottero compie dei movimenti più o meno regolari in relazione alle disponibilità alimentari ed ambientali. Pertanto nelle località in cui sono presenti vi possono essere notevoli fluttuazioni di anno in anno.

Nel bacino del Mediterraneo il Fenicottero rosa si riproduce in Francia, in Spagna, in Tunisia ed in Italia. Gli spostamenti del Fenicottero rosa sono stati individuati principalmente con il marcamento dei giovani non ancora in grado di volare tramite anelli in PVC colorati apposti alla zampa dei pulcini. Questa tecnica, intrapresa da tempo in Camargue (Francia) ed in Spagna, ha permesso di ricostruire i movimenti migratori dei fenicotteri nella parte occidentale del Mediterraneo, rivelando gli scambi tra le varie popolazioni. Nel 1994 anche in Italia, nella laguna di Orbetello, è stato possibile intraprendere una analoga campagna di inanellamento.
La Sardegna, per la presenza di numerose e vaste zone umide, è un'area importantissima di svernamento, di sosta durante la migrazione e talvolta di estivazione. Alcuni fenicotteri sono, infatti, presenti negli stagni sardi anche durante l'estate. Si tratta soprattutto di giovani o di individui non nidificanti nelle aree idonee e dunque erranti nel Mediterraneo. Lo svernamento in Sardegna è regolare, pur con notevoli fluttuazioni numeriche nei vari anni. Le località più importanti si trovano nell'Oristanese, a Cagliari (stagno di Molentargius e Santa Gilla) e nel Sulcis.

L'osservazione e la lettura degli anelli posti in Francia ed in Spagna ed il ritrovamento di un anello iraniano rivelano come la Sardegna sia un fulcro importantissimo nella distribuzione della specie nel Mediterraneo. Fonte: "Quaderni di Lavoro" per ricerche interdisciplinari Associazione per il Parco del Molentargius - Saline - Poetto (1994)



LO STAGNO DI CAGLIARI, IL PIU' ESTESO DELL'ISOLA


Lo stagno di Cagliari è la zona umida costiera più estesa della Sardegna, ed ha subito dall'inizio di questo secolo numerose modificazioni e trasformazioni ambientali. Dal punto di vista ecologico è un sistema complesso, costituito da una grande laguna soggetta a marea, dalle Saline di Santa Gilla, dalle foci fluviali del Flumini Mannu, del Rio Cixerri, del Rio Santa Lucia e dal primo lotto funzionale del Porto Canale di Cagliari. Il sistema delle saline (l'attività saliniera risale ai primi decenni del secolo ed è gestita dalla Società Ing. Luigi Contivecchi è separato dal mare dal cordone sabbioso di La Plaia e viene caratterizzato dalla presenza di acque salate, prelevate tramite idrovora dal mare e fatte circolare per gravità e tramite altre stazioni di pompaggio nelle vasche evaporanti, separate da argini e comunicanti mediante chiuse. La superficie complessiva delle Saline di Santa Gilla è di circa 2.500 ettari.

"L'attività saliniera" - sostiene Felice Di Gregorio - "ha modificato leggermente il paesaggio. Prima in quelle zone c'erano dei vasti spazi d'acqua con delle peschiere che avevano una serie di bocche a mare, a ventaglio, molto belle, con un canale di collegamento che tagliava il cordone sabbioso. Adesso, tutta quell'area è stata trasformata e c'è solo una bocca a mare attiva ed è quella da cui le saline prendono acqua. Però, l'ambiente è ben conservato, tra l'altro si tratta di un'attività non inquinante e finalizzata alla produzione. Questo fa sì che ci sia una gestione attenta ai circuiti e alla qualità dell'acqua".

La laguna aperta (circa 1.500 ettari) ha subito una serie di interventi di disinquinamento e opere di bonifica idraulica, che hanno modificato sostanzialmente il precedente assetto ecologico dello stagno e, soprattutto, il rapporto tra acque marine e acque continentali. Sino al 1994 era vietata la pesca a causa dell'inquinamento industriale, urbano (nel 1973 si diffuse l'epidemia del colera) ed agricolo. Dal punto di vista conservazionistico, le parti più importanti dello stagno comprendono le vasche di prima evaporazione delle Saline di Santa Gilla e le aree intorno alle foci fluviali. In periodo invernale in tutto lo stagno sono presenti oltre 20 mila uccelli acquatici.



PROGETTO PER LO SVILUPPO DELO STAGNO DI SANTA GILLA


Gilia
nuovo modello di sviluppo per l'ambiente


L'avventura vera e propria è cominciata un anno fa, con l'approvazione del progetto da parte della Comunità Europea e proseguirà nei prossimi tre anni.
Tra breve sarà presentato il Piano di Gestione che indicherà le procedure da seguire negli anni della durata del progetto.
Un progetto che di fatto non è un progetto nel senso classico del termine: nessuna infrastruttura o opera di rilievo da edificare, pochi gli interventi da attuare. Solo un nuovo modo di gestire un'area di elevato interesse naturalistico, dove nel corso degli anni si sono sviluppate attività produttive (industriali, peschiere, portuali) non sempre compatibili con la conservazione e tutela dell'ambiente. Il progetto Life Natura '96 - Gilia, che interessa l'ampia area dello stagno di Cagliari, non intende spazzare via l'opera realizzata dall'uomo, ma armonizzarla con l'ambiente, indicando nuovi modelli di sviluppo. Far dialogare i diversi soggetti e renderli partecipi della gestione di un ecosistema delicato e già duramente compromesso nel corso degli ultimi decenni, è la strada intrapresa dai comuni di Cagliari, Elmas, Assemini e Capoterra che hanno presentato il progetto alla Comunità Europea. Lo stagno, definito sito di interesse comunitario e zona a protezione speciale, entrerà a far parte della rete ecologica europea 'Natura 2000', un ampio progetto che consentirà di mantenere sotto controllo tutta una serie di siti di importanza ambientale, permettendo uno scambio di informazioni tecnico scientifiche tra i gestori e la realizzazione di un modello di gestione per iniziative analoghe. Il piano individua, inoltre, una serie di interventi di habitat management in favore di specie di uccelli coloniali e non, eliminazione delle discariche e del flusso delle acque reflue urbane non trattate e favorire quello delle acque dolci nella parte settentrionale dello stagno.

"Abbiamo elaborato il progetto Gilia"-afferma Felice Di Gregorio, docente di Geologia ambientale dell'Università di Cagliari e componente del CTS- "e non è un progetto ingegneristico nel senso classico del termine. Il discorso è più complesso: mira a definire nell'area un vero e proprio Piano di Gestione Integrata, un progetto di management sul territorio. Si vuole arrivare a definire dei criteri di gestione conservativa di queste aree di particolare importanza. E soprattutto il Piano deve rendere compatibili tutte le attività, tutti gli interessi dell'uomo, che vanno dalla produzione ittica, alla produzione del sale, alla produzione biologica per conservare la vita selvatica". Ispiratore del progetto Gilia fu a suo tempo l'ex sindaco di Elmas, Giovanni Ruggieri, che si rivolse ad alcuni studiosi per verificare la fattibilità di un progetto Life-natura sullo Stagno di Cagliari con particolare attenzione al problema di Elmas. Mancando i presupposti per un finanziamento (l'Unione Europea non finanzia progetti a livello comunale, ma per siti di interesse comunitario), è stato costituito un Consorzio tra tutti i Comuni che vantano competenze sullo stagno. L'avventura vera e propria è cominciata un anno fa, con l'approvazione del progetto da parte della Comunità Europea e proseguirà nei prossimi tre anni.

Tra breve sarà presentato il Piano di Gestione che indicherà le procedure da seguire negli anni della durata del Progetto. L'Amministra-zione Comunale di Cagliari, ente capofila, mantiene i rapporti con enti locali, soggetti privati e Comunità Europea, alla quale devono essere periodicamente inviate relazioni sullo stato dei lavori. Per agevolare lo scambio di informazioni e fornire un valido supporto alla realizzazione dei progetti Life, la Comunità europea ha istituito in ogni nazione interessata un ufficio decentrato. Per l'Italia, questo servizio è fornito dalla Cooperativa Comunità Ambiente, che funge da banca dati per tutti i soggetti proponenti. "Col piano di gestione - prosegue Di Gregorio - stiamo realizzando un quadro conoscitivo esauriente sulle caratteristiche dell'area, sulle modificazioni,sui circuiti delle acque, sul censimento dell'avifauna. Si tratta di verificare la situazione a oggi e definire gli interventi. Questo sforzo conoscitivo sarà sintetizzato in tutta una serie di carte tematiche, relazioni, banche dati e documentazione cartografica.

É in atto inoltre un'opera di informazione e sensibilizzazione del pubblico iniziata ancor prima di concludere la stesura del Piano di Gestione al fine di coinvolgere tutte le parti attive nel territorio. Far sedere attorno a un tavolo i diversi soggetti interessati non è un compito semplice: "Lo stagno di Cagliari - sostiene Helmar Schenk, zoologo del comitato tecnico-scientifico - è espressione di numerosi conflitti. Abbiamo, ad esempio, il porto canale, che con la conservazione della natura non va d'accordo. C'è inoltre un agglomerato industriale che è stato causa di compromissione, già costata 140 miliardi per il recupero della laguna. Sotto il profilo igienico-sanitario, negli anni '70, c'è stata l'epidemia di colera. Altri interessi conflittuali riguardano le attività di pesca. I modelli seguiti a tutt'oggi hanno creato problemi, con un'alta concentrazione di produzioni ittiche che attirano una serie di animali che di pesci si nutrono. Diventa un problema eliminare le specie pescifore, come cormorani e gabbiani che possono compromettere un risultato economico importante".

Il piano di gestione viene elaborato di concerto con gli Assessorati regionali della Difesa dell'ambiente e della Programmazione, l'Amministrazione provinciale di Cagliari e tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti. Al termine dei quattro anni, a conclusione del progetto, ai comuni si sostituirà nella gestione dell'area la Regione Sarda "che in base allo Statuto speciale - prosegue Schenk - ha una competenza specifica e una titolarità per l'istituzione e la gestione delle aree protette. La legge regionale n. 31 del 1989 prevede anche l'istituzione della riserva naturale dello Stagno di Cagliari, ma la normativa finora non è stata attuata per diversi motivi, tra cui proprio lo scarso coinvolgimento degli enti locali. Adesso noi stiamo procedendo in senso inverso, sono i Comuni che si sono costituiti in Consorzio e hanno presentato il progetto".



RILANCIO DELLA "BIODIVERSITA'"


Parla Angelo Cau, docente di biologia marina all'Università di Cagliari e componente del Comitato Tecnico Scientifico del Progetto Gilia

"Le produzioni ittiche all'interno dello stagno - sostiene Angelo Cau - sono molto basse. Esistono tra l'altro molti progetti per il rilancio dell'attività, ma avevano un senso molti anni fa, quando furono elaborati. Adesso non è più pensabile proporre allevamenti intensivi di orate e spigole, perché se c'è un aumento dell'offerta, conseguentemente si registrerà un calo consistente dei prezzi. E proprio queste specie hanno perso il 57% del loro valore in soli cinque anni. Vede, il limite della moderna acquacoltura è la bassa biodiversità delle specie allevate, in poche parole non possono sopravvivere se rilasciate in ambiente naturale". Qual è quindi la strada da seguire?

"Occorre - prosegue Cau - rilanciare la biodiversità. Prendere esemplari locali, autoctoni, farli riprodurre e ciò che si ottiene metterlo nei bacini per rinselvatichirlo, adattarlo a vivere e competere con gli altri esemplari che sono in natura e poi rilasciarli nell'ambiente naturale. Solo in questo modo noi possiamo avere una produzione competitiva con quella di un allevamento intensivo. Riusciamo ad avere un ripopolamento attivo sia della fascia costiera che della laguna con un aumento del pescato e un conseguente aumento del reddito per i pescatori".

Riqualificare la pesca significa soprattutto modificare abitudini e competenze degli operatori.
Tutto ciò deve portare alla nascita di nuove figure professionali: "Il pescatore, da raccoglitore - conclude Cau - deve diventare coltivatore o gestore. Al pescatore devono essere inoltre affiancate altre figure professionali, i cosiddetti periti, i tecnici di laboratorio, e poi ci deve essere un capo laboratorio, un capo ricerca. E infine ci devono essere delle persone che si occupino di marketing, che sappiano quali sono le richieste del mercato. Tutto questo oggi è lasciato ai pescatori, che però non sono in grado di farlo, perché non hanno le competenze o il tempo. E' per questo che la produzione ittica sarda è in crisi: ad un unico operatore si chiede di svolgere diverse mansioni".



INCONTRI


Il Comitato Tecnico Scientifico incontra la Capitaneria di Porto di Cagliari
Obiettivo dell'incontro era di stabilire i confini e la delimitazione dell'area di Santa Gilla interessata dal progetto, area modificata di recente da rilevanti lavori di disinquinamento.
Il Comandante ha accolto positivamente l'iniziativa Gilia pur non potendo fornire dati certi per l'indisponibilità di una cartografia d'insieme del territorio. É stata comunque annunciata l'attivazione del sistema operativo informatizzato delle aree demaniali dello Stato, commissionato dal Ministero dei Trasporti e della Navigazione.

COMUNE DI ELMAS
Conferenza del Comitato in difesa del Fluminimannu
Tema della Conferenza la protezione ambientale sia della Laguna di Santa Gilla che del fiume Fluminimannu, sostenuta dal Comitato permanente formato dai Comuni impegnati nel risanamento del bacino idrografico e per la difesa del Fiume Fluminimannu.
L'azione dei Comuni è sostenuta dal Presidente della Provincia, intervenuto alla conferenza, che conferma l'impegno dell'Ente nella predisposizione della carta ambientale provinciale e nel monitoraggio del suolo e nella tutela delle acque.



INCONTRI E MANIFESTAZIONI


Conferenza ufficiale di presentazione del Progetto Gilia alla comunità
Alla manifestazione hanno partecipato attivamente gli Amministratori locali e le parti direttamente coinvolte, le Associazioni ambientalistiche, i rappresentanti del Provveditorato agli Studi e della Curia. Durante la conferenza è stato realizzato un filmato giornalistico.
Ampio rilievo è stato dato dai mass media locali all'evento, con ampi servizi sia sulle emittenti locali pubbliche e private, sia sui quotidiani più letti della Regione, una pagina intera sulla Nuova Sardegna e mezza pagina sull'Unione Sarda.
L'affluenza del pubblico è stata superiore alle previsioni ed era prevalentemente composta dai soggetti direttamente coinvolti e dai massimi rappresentanti di tutte le parti sociali.




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